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La nostra città ha un ritardo enorme da colmare. Fino ad oggi, Bergamo ha offerto di se l’immagine opaca, a volte negativa, di una città industriale senza particolari attrattive. Qualcuno pensa a noi bergamaschi come gente un po’ provinciale dedita esclusivamente al lavoro, ad accumulare denaro. Noi sappiamo che così non è, anche se ci inorgoglisce essere considerati grandi lavoratori. Questa nostra forza, la nostra energia, potrebbe diventare il volano per crescere anche in altri settori della nostra città e del nostro territorio. Differentemente da altre città lombarde, Bergamo non offre appuntamenti culturali di respiro nazionale.

Bergamo è per i turisti una città di passaggio. Spesso scoprono Città Alta e i suoi capolavori in attesa dell’aereo per arrivare alla vera destinazione turistica. Quasi un incidente di percorso. Non siamo riusciti a valorizzare questo tesoro artistico, così come altre realtà d’eccellenza, quali ad esempio l’Accademia Carrara, il Teatro Donizetti o il Kilometro Rosso. Per mentalità siamo troppo occupati dall’ urgenza di creare beni concreti ed immediati, per dare attenzione all’amministrazione di altri beni, un tesoretto che non abbiamo accumulato noi ma la nostra storia, la nostra cultura, la nostra arte ci hanno regalato. E con tutto il rispetto per il nostro lavoro, sono patrimoni che offrono di gran lunga maggiori benefici, benessere e ricchezza alla comunità. Comunità intesa come tutto l’indotto che il sistema integrato cultura-turismo-sport-arte-spettacolo può mobilitare. Un sistema integrato che nell’economia dell’unione europea è l’unico a vantare un segno + davanti ai suoi numeri. A fronte dei valori negativi di tutte le altre voci, incluse purtroppo quelle che formano la spina dorsale della produzione industriale.

Bergamo e la Bergamasca devono rimodellare la loro mentalità, come già in passato hanno fatto in tante occasioni ( la prima volta nella transizione da un sistema di vita rurale a quello industriale), e creare un’immagine nuova di se. Immagine basata sulla valorizzazione e su un maggiore interscambio col territorio attraverso percorsi culturali direi tematici. Storia, arte, paesaggio, sport, turismo, enogastronomia, in una parola la nostra cultura che ci soccorre nel rimodellare, nel creare un restyling della nostra città e della provincia. Ma non è certo solo un ritorno di immagine lo scopo di questo cambiamento. Nella società della comunicazione una rappresentazione vincente è un jackpot, è denaro. Portare a regime un tale sistema integrato significa posti di lavoro, significa nuove realtà imprenditoriali, significa soldi per i privati e nelle casse dell’amministrazione. Benefici per tutti i cittadini.

Va detto che a Bergamo non mancano vivaci iniziative culturali; è però vero che se tali iniziative rimarranno realtà isolate tra loro e non supportate dal cambiamento a livello di amministrazione che considero prioritario, continueranno a viaggiare col freno a mano tirato. Bergamo oggi è sproporzionata, oserei dire pericolosamente sproporzionata nel suo sviluppo, tra impresa industriale, arte e cultura. Ma sarebbe miope chi considerasse impresa e cultura, arte ed economia, realtà concorrenti tra loro. Al contrario, in una società moderna, attraverso una comunicazione abile ed evoluta, tutte queste componenti possono, devono collegarsi tra loro per ricevere ognuna uno specifico vantaggio.

Intraprendere con coraggio è un’ arte, sia che si applichi a profilati industriali o all’amministrazione di un evento artistico. In conclusione sono convinta che un periodo non semplice come quello che stiamo vivendo, possa dare proprio a noi bergamaschi l’opportunità per fare del nostro specifico, le nostre radici, la nostra cultura, una potente arma per ribaltare i pronostici e creare benessere e risorse economiche. A volte si cerca lontano quello che si ha in casa. Sono convinta che per troppo tempo abbiamo fatto così. Vogliamo cambiare?

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